Intervento del Prof Luigi De Leo
La proposta politica dell’On. Pierferdinando Casini di costruire un centro moderato alternativo alla sinistra, dopo aver affermato che la Casa delle Libertà in quanto tale non esiste più, non poteva, per la portata politica che essa rappresenta, non suscitare un dibattito articolato tra le forze politiche sia di centro-destra che di centro-sinistra.
Le perplessità sollevate da qualche autorevole esponente dei partiti alleati, secondo il quale in questo modo si favorirebbe il centro-sinistra, così come le illazioni di commentatori per i quali la scelta dell’Udc costituirebbe la stampella al governo Prodi, non hanno motivo di essere, poiché il loro è solo un tentativo di minare l’immagine e la credibilità di Casini e quindi dell’Udc.
Il ragionamento che sviluppa Casini è di una estrema chiarezza e scaturisce da una attenta analisi della situazione politica nazionale all’indomani delle elezioni.
Egli sostiene che l’Udc, per il mandato ricevuto dagli elettori, rispetto a questo Governo e a questa maggioranza, è e resta all’opposizione e che il centro-destra per poter sopravvivere deve mutare strategia, deve cambiare il modo di far politica che non può essere quella delle spallate con manifestazioni di piazza, pur legittime e necessarie, o quella dei brogli elettorali, ma deve privilegiare il terreno dei contenuti e muoversi su basi autenticamente moderate.
La sfida, quindi, che lancia il leader nazionale dell’Udc agli avversari e agli alleati è sui temi della politica quali: l’unità nazionale, l’identità cristiana dell’Europa, la difesa della famiglia, delle imprese, del volontariato, la collocazione europea e atlantica dell’Italia, le riforme strutturali in economia, quella sulle pensioni, le liberalizzazioni, la modernizzazione del Paese.
Su queste tematiche intende avviare il confronto con tutte le forze politiche per far emergere le rispettive posizioni e coglierne le contraddizioni, per farle comprendere meglio agli elettori, cui spetta il giudizio finale.
Il futuro dell’opposizione, concetto più volte espresso da Casini, ” non può dipendere dal carisma personale di un leader, dagli uomini della provvidenza per quanto meritevoli. Il futuro di un’opposizione moderata dipende soprattutto dalla capacità di radicare nel Paese partiti che siano portatori di valori e appunto di contenuti”.
L’Udc, in questo senso, ha tutte le carte in regola per assolvere a questo compito, forte della sua tradizione, delle sue idee, che affondano le radici nella cultura cattolica-liberaldemocratica.
Il problema che pone Casini non è quello di governare a tutti i costi, ma di costruire una coalizione di centro-destra che sappia varare le riforme una volta al Governo. Un centro-destra di ispirazione popolare senza gli estremi della Lega e della Mussolini sarebbe in grado di guidare il Paese con ottimi risultati, così come un centro-sinistra senza i comunisti e l’ala radicale sarebbe in grado di fare altrettanto, come d’altronde sostiene il segretario nazionale Lorenzo Cesa.
Quanto si è verificato in questo primo scorcio di legislatura è la dimostrazione più che evidente della incapacità della attuale maggioranza di centro-sinistra di governare a causa dell’alto tasso di conflittualità presente al suo interno, attestato spesso dall’impossibilità di varare provvedimenti che tengano conto degli interessi generali del Paese per la forte azione condizionante portata avanti dalla sinistra radicale e antagonista.
Non prendere consapevolezza di questi scenari confusi significa non comprendere il rischio che il Paese sta correndo sul piano della stabilità e, quindi, della governabilità.
L’Udc, pertanto, ha posto questo problema senza la cui soluzione l’Italia non è nelle condizioni di poter affrontare e risolvere i problemi di natura politica- economica e sociale ed essere così competitiva a livello europeo ed internazionale.
Partendo dal presupposto che non siamo in un sistema bipartitico, ma bipolare imperfetto, l’Udc è convinto di poter contribuire a dar vita ad una nuova stagione politica.
L’idea di Casini di costruire il partito dei moderati non è nuova; egli ripropone, in un mutato contesto storico-politico, ciò che aveva sempre sostenuto nel dibattito interno alla DC prima che ne fosse decretata la fine, ovvero la necessità di non liquidare sbrigativamente il partito che era stato protagonista della storia d’Italia, ma di cercare soluzioni alternative rafforzando il centro per continuare a rimanere coerenti con il proprio passato e con la tradizione democratico-cristiana. Tentativi i suoi tutti falliti, tanto da portarlo insieme al gruppo dei centristi a costituire il Ccd.
Rileggere la storia a partire dal 1992 ad oggi sarebbe interessante per capire meglio la posizione di Casini e per comprendere gli errori che i notabili della vecchia Dc commisero, sollecitati da intellettuali da sempre schierati contro la Dc, in nome di un nuovo cattolicesimo. Il risultato della nefasta operazione di porre fine alla Dc è stata, come sostiene il politologo Giovanni Di Capua, la frantumazione dell’elettorato moderato e di conseguenza l’emarginazione della presenza del cattolicesimo politico nella Seconda Repubblica.
“I post-democristiani smarrirono il senso stesso della loro tradizionale posizione di centro, dimenticarono De Gasperi e lo stesso Moro.Si resero subalterni alle estreme nel tentativo di sopravvivere nella divisione”. Il passaggio dalla Dc al Ppi, la rissosità e il secessionismo che vi emersero, l’abbandono anche del popolarismo per confluire nell’ircocervo della Margherita…sino a rassegnarsi a sparire come soggetto politico in una magmatica sinistra massimalista, conservatrice, antimoderna, segnarono le successive tappe di una memoria storica totalmente stravolta”. Non si tratta, come qualcuno vuol far credere, di rifare la Dc , esperienza questa irripetibile, piuttosto da parte di Casini c’è, invece, la necessità, dinanzi alla crisi che ormai da tempo attraversa il nostro sistema politico, di porre rimedio indicando una soluzione che passa attraverso una nuova riforma elettorale il cui obbiettivo è la costruzione di un grande Partito di Centro che veda aggregate le varie componenti moderate.La sua è una scommessa e bisogna riconoscergli il coraggio che ha avuto nel proporre il suo progetto consapevole che i tempi per la sua realizzazione non saranno brevi. La sua iniziativa ha il merito di restituire dignità alla politica, di risvegliare l’orgoglio sopito di quanti cattolici moderati, nel passato, hanno combattuto in difesa di quei valori e di quelle idee di cui oggi è espressione l’Udc, e di trasmettere alle nuove generazioni deluse il messaggio di fiducia e speranza, potendo ancora la politica creare spazio per una forte partecipazione democratica.
Luigi De Leo




