UDC CORDENONS - COSTI DELLA POLITICA

Nei principi d'informazione e trasparenza che dovrebbero sempre caratterizzare la politica, specie per i costi che gravano sulle tasche di tutti i cittadini e soprattutto ora che gran parte sono costretti a tirare la cinghia, riportiamo alcuni articoli e informazioni tratte dai quotidiani Messaggero Veneto e Gazzettino che riguardano stipendi e pensioni dei politici regionali di Friuli Venezia Giulia e Veneto. Questo senza voler fare populismo o demagogia entrando nel merito della giustezza o meno dei compensi, ma per rammentare a chi è stato eletto e beneficia di tali prebende che gli interessi dei cittadini, loro datori di lavoro, dovrebbero essere sempre anteposti ai propri interessi personali e di partito (o gruppo politico). A questo dovrebbero anche pensare prima di rilasciare dichiarazioni o considerazioni, a volte inopportune e pseudomoraliste, riguardanti le pensioni (età, contributi) o gli stipendi e salari di tutte le categorie di lavoratori (comprese, ovviamente, quelle della P.A.). Vale la pena di rammentare che tutte le norme di trattamento economico e pensionistico riguardanti le cariche pubbliche vengono sempre votate, a parte qualche isolato caso, in maniera assolutamente "bipartisan". cp

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La busta paga dei consiglieri regionali del F.V.G. (Messaggero v.to del 29.01.2010), clicca per ingrandire

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La busta paga dei consiglieri: da 5.500 a 8.300 euro al mese
Messaggero Veneto — 29 gennaio 2010  


Stipendi netti che vanno da 5 mila e 500 a oltre 8 mila euro al mese. Sono i conti dei consiglieri regionali tra indennità di presenza, rimborsi spese e ruoli svolti. Diversi i compensi per i presidenti della Regione, Renzo Tondo, e del Consiglio, Edouard Ballaman, che incassano circa 16.492 euro lordi al mese, per un netto di circa 8 mila e 300, ma che godono anche di una serie di benefit, dall’auto alle risorse “libere” da rendiconto. L’operazione parte dalla “paga base” (come evidenziato in quella che pubblichiamo qui a fianco) di ciascun consigliere: quasi 11 mila euro lordi al mese, per la precisione 10.994,73. Vanno poi aggiunte le eventuali indennità di funzione, cioè compiti in più. Che sono: capogruppo, presidente di commissione o componenti dell’Ufficio di presidenza del Consiglio. Al conto vanno sommati i rimborsi spese per vitto e benzina. La diaria è stata rimpolpata con il blitz notturno durante l’approvazione della Finanziaria 2010, blitz che ha fatto infuriare Tondo, tanto da chiedere il dietrofront ai consiglieri e ottenendo una revisione complessiva, tutta da elaborare, dei costi generali della Regione. I costi del vitto sono passati da 630 a 735 euro al mese, mentre sono variabili quelli per la benzina conteggiati in base ai chilometri percorsi per raggiungere Trieste. Prima, quindi, i residenti nel capoluogo di regione ottenevano un minimo di 360 euro al mese, oggi superano quota 500. Il massimo invece è passato da 2.100 a più di 2.500 euro al mese, che va a chi arriva da più lontano, Pordenone e Tarvisio. Benefit. I consiglieri ogni mese versano il 5% dello stipendio lordo, circa 550 euro, per la buona uscita il cui valore finale è proporzionale al numero dei mandati svolti. C’è poi la pensione che i consiglieri raggiungono pagando ogni mese il 17% del compenso lordo, poco meno di 1.900 euro al mese, e che viene riscossa a partire dal sessantesimo anno d’età, ma che può essere anticipata a 55 se è rimasto in carica almeno 10 anni. Ogni rappresentante versa anche quasi 220 euro per la reversibilità, cioè per consentire ai suoi eredi di continuare a percepire il vitalizio. E sulla buona uscita e la pensione un gruppo udinese, formato da avvocati, politici e sindacalisti, ha annunciato l’avvio della raccolta di firme per richiedere d’istituire un referendum abrogativo dei due “benefit”. Indennità di funzione. Equivale a uno stipendio più alto e vale per i consiglieri che svolgono anche un altro ruolo. Oltre alla “paga base”, quindi, si aggiungono 1.319 euro mensili lordi ai quattro componenti dell’ufficio di presidenza, chiamati “consiglieri segretari”, che sono Roberto Antonaz (Sa), Franco Brussa (Pd), Antonio Pedicini (Pdl) e Piero Tononi (Pdl); ai sei presidenti di altrettante commissioni: Gaetano Valenti (Pdl), Maurizio Franz (Ln), Giorgio Venier Romano (Udc), Alessandro Colautti (Pdl), Roberto Marin (Pdl) e Piero Camber (Pdl); al presidente del Comitato per il controllo e la valutazione, Giorgio Baiutti (Pd), e ai sette capigruppo in Consiglio regionale: Roberto Asquini (Gruppo misto); Alessandro Corazza (Idv); Daniele Galasso (Pdl); Igor Kocijancic (Sa); Gianfranco Moretton (Pd); Danilo Narduzzi (Lega) e Edoardo Sasco (Udc). Per tutti loro, quindi, lo stipendio mensile netto è di circa 7.500 netti. Presidenti e assessori. Tondo e Ballaman incassano circa 16.492 euro lordi al mese, più o meno 8 mila euro netti. Al vicepresidente della Regione, Luca Ciriani, invece, vanno 15.392 euro circa, 7.300 netti; ai dieci assessori, sia eletti sia esterni, 14.293 euro circa ciascuno, 6.700 netti. Ai vicepresidenti del Consiglio, invece, Annamaria Menosso (Pd) e Maurizio Salvador (Udc), vanno poco meno di 2 mila euro in più, 12.973 euro lordi al mese, circa 7.500 netti. Spese di rappresentanza. Ne usufruiscono Tondo, Ballaman, ma anche gli assessori, sia eletti sia esterni. Tondo e i suoi dieci assessori nel 2009 hanno utilizzato 39.600 euro per tutto l’anno per le spese di rappresentanza, mentre nel 2010 la somma sarà di 19.800. Ma Tondo ha anche a disposizione risorse “libere” da rendiconto, chiamato “fondo per spese riservate”: ammonta a 50 mila euro l’anno, invariato sia nel 2009, sia nel 2010. Uguale trattamento per Ballaman. Nel 2009 il presidente del Consiglio ha usufruito di 119 mila euro come spese di rappresentanza, quota quasi dimezzata nel 2010: 60 mila. Per quanto riguarda il “fondo per spese riservate”, invece, Ballaman nel 2009 aveva 140 mila euro, mentre quest’anno ne avrà 120 mila.
di ANNA BUTTAZZONI

E la norma di 9 anni, 6 mesi e 1 giorno salva la pensione dei politici a 55 anni
Messaggero Veneto 29 gennaio 2010  

UDINE. Nove anni, sei mesi e un giorno. È la “normetta” approvata a fine dicembre durante la discussione del Bilancio e quindi inserita nella Finanziaria 2010. Una norma che serve a salvare la pensione anticipata ai consiglieri regionali, trasformando quei 9 anni, 6 mesi e 1 giorno di legislatura nei necessari 10 anni. L’emendamento ha dunque modificato la legge regionale che prevede l’anticipo a 55 anni del vitalizio per i consiglieri, normalmente riscosso a partire dal 60° anno d’età. In Regione, però, è possibile incassare prima la pensione, a patto che siano stati versati contributi regionali per dieci anni. E, quindi, che i consiglieri che vogliono anticipare la pensione siano stati in carica per due legislature, complete. Dieci anni, appunto. Così però non è stato per il mandato di Riccardo Illy. Il presidente della Regione, infatti, decise di dimettersi il 7 febbraio del 2008, permettendo l’election day, lo svolgimento nella stessa giornata di elezioni regionali e politiche. Quella legislatura, quindi, prese il via il 1° luglio del 2003 per interrompersi il 19 aprile del 2008, due mesi e mezzo prima del previsto. Giusto il tempo per non arrivare a 10 anni. Così è stata ideata la “normetta” salva-pensione anticipata.

Ai gruppi con pochi impiegati premio di 4.000 euro
messaggero 29 gennaio 2010

UDINE. C'è una legge regionale anche per determinare il personale dell'amministrazione messo a disposizione dei gruppi consiliari. E per i partiti che non si avvalgono di tutte le persone assegnate loro, c'è la possibilità di monetizzare quel "risparmio". Calcolatrice alla mano, ogni dipendente della Regione non utilizzato, quindi, "vale" 4.267,99 euro mensili lordi in più. Ma le somme a disposizione dei gruppi sono ben altre. A ogni gruppo,infatti, vanno 2.491,01 euro per ciascun componente che raggiungono quota 12.247,46 se quel componente è donna. Inoltre, 183.711,84  euro al mese vengono assegnati alle compagini per le spese telefoniche e per quelle che riguardano il rapporto eletto-elettore, come l'organizzazione di cene o incontri. Le somme sono calcolate in proporzione a quelle vigenti alla Camera dei deputati.

Vitalizi per 8 milioni agli ex consiglieri
Messaggero Veneto — 09 febbraio 2010  
di DOMENICO PECILE UDINE.

Otto milioni di euro nel bilancio di previsione 2010 della Regione Fvg per pagare gli assegni vitalizi dei consilgieri regionali in pensione, mentre altri 460 mila euro riguardano l’indennità di fine rapporto o di reinserimento. Cifre sulle quali adesso pende una proposta referandaria per abrogare questi due “istituti” ritenuti inutili, dispendiosi privilegi. Sia dagli 8 milioni sia dai 460 mila euro andranno tuttavia dedotti i versamenti dei consiglieri. L’ultimo dato consuntivo pubblicato riguarda il 2008 in cui i consiglieri regionali hanno versato a titolo di contribuzione per indennità di fine mandato 367.720,94 euro e a titolo di contribuzione per l’assegno vitalizio 1.450.943,54 euro a fronte di una erogazione da parte della Regione rispettivamente di 2.645.817 e di 7.662.434,35. I consiglieri regionali attualmente in pensione sono 144. L’assegno vitalizio (come si evince dalla tabella qui sotto riportata) dipende dal numero di legislature che un consigliere ha ricoperto. Si va, comunque, da un minimo di 1.900 euro nette mensili per una sola legislatura al massimo consentito di 4 legislature cui corrispondono 5 mila 300 euro nette mensili. L’indennità di fine mandato, o di reinserimento che dir si voglia, prevede che a ogni consigliere regionale spettino 45-46 mila euro nette per ogni legislatura effettuata. Ed è appunto su questi due istituti, ritenuti “privilegio” da abolire, che è scattata l’iniziativa del Comitato referendario che ha sede a Udine. I promotori , ritengono, infatti che tra i tanti “benefit” di cui dispongono i consiglieri regionali (che tuttavia, secondo una recente indagine nazionale, dopo la Regione Toscana risultano i meno pagati di tutta Italia) questi siano assolutamente abrogabili. Più nel dettaglio, come spiega uno dei promotori dell’iniziativa, l’avvocato e consigliere comunale, Gianni Ortis, «qui stiamo parlando di pensione e di liquidazione dei consiglieri regionali. Ma pensione e liquidazione sono riferimenti al mondo del lavoro e non a quello che per definizione dovrebbe essere soltanto volontariato politico». Secondo il Comitato referendario, inoltre, l’indennità durante il mandato amministrativo non è in discussione «nè abbiamo mai detto che i consiglieri guadagnino troppo o troppo poco. Questo aspetto non ci interessa e non ci riguarda». «Resta il fatto – ripete ancora Ortis – che l’elezione in Consiglio regionale e la conseguente partecipazione a uno o a più mandati amministrativi non possono essere considerati alla stregua di un lavoro perché se così fosse dovremmo stabilire una volta per tutte che la politica è una professione». E c’è, infine, un altro aspetto che il Comitato referendario sottolinea. E cioè che questi benefit «non sono ormai più compatibili con le casse regionali sempre più in difficoltà per gli incipienti tagli al Bilancio e per la riduzione dei trasferimenti stati alle Regioni». Già – chiosa il Comitato – «cosa diciamo a chi dopo aver lavorato 30-40 anni si ritrova adesso con pensioni da fame? È arrivato davvero il momento che la politica mandi un segnale forte con un atto di disponibilità di rinuncia ad alcuni privilegi».

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Referendum, via alla raccolta di firme
Messaggero Veneto — 09 febbraio 2010  
UDINE. Vertice ieri mattina, a Trieste, tra il Comitato promotore dei referendum con i responsabili degli uffici competenti. Oggetto dell’incontro: gli adempimenti relativi alla raccolta delle 500 firme necessarie per depositare le richieste referendarie. Contemporaneamente – sostiene l’avvocato Gianni Ortis – sta crescendo di giorno in giorno l’adesione di cittadini e anche di amministratori pubblici all'iniziativa con espressa indicazione di disponibilità alla raccolta delle firme stesse e della loro autenticazione. Ciò consente di costituire una prima rete capillare sul territorio del Fvg in vista della raccolta delle 30 mila firme una volta che i quesiti saranno ammessi». Non appena i moduli saranno pronti per la prima fase, l’iniziativa del Comitato referendario sarà presentata pubblicamente tramite un qaconferenza stampa e subito dopo scatterà la raccolta delle firme. Il Comitato promotore – composto dagli avvocati Gianni Ortis e Andrea Castiglione, dall’ex segretario regionale dello Sdi Alessandro Dario, dalla segretaria regionale della Uil Pensionati Caterina Martina, dal sindacalista della Cgil Gino Dorigo, dall’architetto Adriano Conti, dall’ex consigliere regionale Carletto Rizzi – si era messo all’opera oltre un anno fa, avvalendosi anche di pareri di altri avvocati, magistrati e docenti universitari.

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REGIONE VENETO

Il riposo d’oro della Regione (Il Gazzettino 3 febbraio 2010)

La legislatura è alla fine, le buonuscite e i vitalizi degli eletti costeranno ai contribuenti veneti oltre 24 milioni di euro

3 Febbraio 2010 Nel 2010 l’assemblea regionale di Palazzo Ferro Fini costerà ai veneti 60 milioni di euro. E di questi 60 milioni, oltre 24 - 3,2 in più rispetto al 2009 - serviranno per pagare le indennità dei consiglieri e le pensioni degli ex. "Colpa" delle elezioni: a marzo si vota e la stima è che l’assemblea si rinnovi per il 50 per cento. A chi se ne andrà perché non più ricandidato o comunque non più rieletto, la Regione dovrà pagare il Tfr, il trattamento di fine rapporto ("assegno di fine mandato"). E poi ci saranno le pensioni, il cosiddetto "assegno vitalizio". Ma a testa quando prenderanno i consiglieri che non torneranno al Ferro Fini?
I conti vanno fatti sulla base della legge regionale 9/1973, quella che lega gli stipendi alle indennità dei parlamentari. Degli stipendi si sa: sono pari all’80% delle indennità dei parlamentari. Ossia: a Montecitorio i deputati prendono 11.703,64 euro al mese, al Ferro Fini i consiglieri regionali hanno una paga base di 9.362,91 euro lordi (senza contare le indennità aggiuntive). Quanto al Tfr, la legge del ’73 stabilisce che a chi finisce il mandato vada un assegno pari a una mensilità dell’indennità base lorda per ogni anno di effettivo esercizio, con un massimo di dieci mensilità. Con gli esempi si capisce meglio. Giancarlo Galan, che in Regione non tornerà, avrà il massimo di Tfr: 93.629,10 euro, pari a dieci mensilità, anche se il suo mandato è durato quindici anni. Nel caso non fosse rieletto, Nicola Atalmi avrà un Tfr di 46.814,55 euro, somma che si ottiene moltiplicando l’indennità di 9.352,91 euro per i cinque anni del mandato. Il consigliere del Pdci, in realtà, al Ferro Fini c’è dalla fine del 2004, ma per far scattare l’anno intero servono almeno 6 mesi e un giorno di effettiva permanenza. Motivo per cui il leghista Claudio Meggiolaro non avrà un euro: entrato al Ferro Fini il 2 settembre scorso, maturerebbe il Tfr il prossimo 3 marzo, solo che la legislatura scade il 10 febbraio. Una manciata di giorni. Sul calcolo del Tfr al Ferro Fini si sono sprecate congetture e illazioni, arrivando a sostenere che molti consiglieri prima di dimettersi anticipatamente si attaccavano al pallottoliere. O forse erano solo casualità. La leghista Mara Bizzotto, prima di lasciare la scorsa estate il Ferro Fini (scranno liberatosi appunto per Meggiolaro) per andare all’europarlamento, ha atteso il 3 agosto, raggiungendo i tre anni pieni, oltre al mandato dal 2000 al 2005. L’elenco (ufficioso) completo di tutti i consiglieri passati e rimasti in Regione dal 2005 è nella tabella nella pagina a fianco. È indicata anche la futura pensione: per averla è necessario aver compiuto i 60 anni e versato i contributi per un intero mandato, cioè almeno cinque anni. Tra l’altro è una pensione cumulabile con quella di parlamentare  (per chi l’ha già fatto o lo farà).
Mai pensato di rivedere il meccanismo? Ci aveva provato invano proprio Atalmi, alcune settimane fa, proponendo di "slegare" le indennità dai parlamentari. Ma il consiglio regionale ha silenziosamente bocciato anche l’emendamento alla Finanziaria presentato da Franco Frigo (Pd) per contenere i costi della politica. «Il Tfr - dice Frigo - aveva un senso per il reinserimento lavorativo, andrebbe semmai aumentato per un giovane che sta in consiglio un solo mandato e modificato per gli altri che sono qui da tempo e magari pronti per la pensione. La Lombardia su questo tema è già intervenuta». Frigo - che abbasserebbe del 40% le indennità base facendo una media con le altre regioni di paesi europei, tipo Spagna e Germania - chiedeva di eliminare anche le indennità aggiuntive, ad esempio quelle per i vicepresidenti di gruppo o i segretari di commissione: oggi riguardano 24 consiglieri, togliendole si sarebbero risparmiati 600mila euro. Proposta bocciata. Nessuno è insorto.
Alda Vanzan

Veneto. Doppi rimborsi, i consiglieri portano a casa 4.500 euro netti al mese (oltre alla paga base di 7.607,36 euro)
Solo due consiglieri del Pdl esclusi dalla torta supplementare
Per aver diritto ai soldi non serve documentare le spese
di Alda Vanzan

VENEZIA (5 febbraio) - Ci sono due soli "soldati semplici" nel consiglio regionale del Veneto ormai prossimo allo scioglimento. Uno è lo jesolano Renato Martin, e la sua mancanza di gradi per certi versi è comprensibile. È entrato in consiglio solo pochi mesi fa, è di Fi-Pdl ma sostituisce un leghista e va da sé che è rimasto, anche se per poco, consigliere e basta. L’altra è l’imprenditrice padovana di Piove di Sacco Regina Bertipaglia, sempre Fi-Pdl, altrimenti detta la signora del 740: sua la dichiarazione dei redditi più alta di tutto il Palazzo, e sarà forse per questo che non aveva bisogno di cariche aggiuntive.
Né Bertipaglia né Martin sono capogruppo o presidenti o segretari di commissione o semplicemente vice di qualcuno. Si dirà: un lavoro in meno. Certo. Ma anche una paga inferiore. Una carica in più comporta infatti un aumento di stipendio ed è curioso osservare, ora che la legislatura volge al termine, come la distribuzione dei ruoli sia stata così bipartisan ed equa. Con il seguente risultato: nessun consigliere regionale, tranne i due citati, potrà dire di avere un’indennità pari al 65% di quella dei parlamentari. Perché tutti hanno un’indennità aggiuntiva. C’è chi - come i presidenti Galan e Finozzi - ha quella massima del 35%, cioè 4.096,27 euro da aggiungere alla paga base di 7.607,36 euro, che fa l’esatto ammontare dell’indennità dei parlamentari. Il 100%.
C’è chi si ferma al 90%: l’indennità di carica per i vicepresidenti del consiglio Tesserin e Marchese e della giunta Manzato è di 2.925,91 euro, da sommare sempre ai 7.600 e rotti. La legge regionale che norma gli stipendi dei politici veneti non ha dimenticato niente: c’è un’indennità di carica per tutto. Per gli assessori. Per i capigruppo. Per i presidenti di commissione. Anche per i vicepresidenti e per i segretari delle commissioni. Occhio: anche per i vicecapigruppo. Si va dal 35% al 10% dell’indennità. Ma non l’indennità dei consiglieri regionali: il riferimento è sempre la paga dei parlamentari.
Gli importi degli stipendi riportati nella tabella dell'approfondimento sono lordi. Netti ed esentasse, invece, i rimborsi spese. Il plurale è d’obbligo perché i politici veneti hanno più di un rimborso. C’è la diaria, sempre parametrata su quella dei parlamentari: 2.602,02 euro al mese. C’è il rimborso spese di trasporto, calcolato sulle tabelle Aci, per far fronte alle spese sostenute per raggiungere Palazzo Ferro Fini e tornarsene poi a casa - e va da sé che chi abita a Verona piuttosto che a Belluno ha un rimborso maggiore rispetto a chi abita a Mestre.
L’aspetto curioso, semmai, è che basta la presenza per avere i soldi e non dimostrare di aver effettivamente usato l’auto piuttosto che il treno: il rimborso - dice la legge - va liquidato forfettariamente su 15 presenze mensili, 20 per chi ha cariche aggiuntive. Evidentemente al Ferro Fini vige un codice d’onore: nessuno oserebbe mettere in dubbio la buona fede e l’etica e la correttezza dei consiglieri. Solo per le trasferte in Italia e all’estero le spese di trasporto (ma anche di vitto e alloggio) devono essere documentate.
Tutto qua? No, c’è un’altra voce aggiuntiva. Oltre ai 7.607,36 euro (lordi) di paga base, oltre all’indennità di carica che varia da un minimo di 1.170 euro a un massimo di 4.096 euro (sempre lordi), oltre alla diaria esentasse di 2.602 euro, oltre al rimborso spese di trasporto, c’è anche un rimborso spese forfettario. Testuale dalla legge 5/1997: "Al consigliere regionale, per missioni nel territorio regionale, per le quali è autorizzato di diritto, in funzione dell'espletamento del mandato, è corrisposto mensilmente un rimborso spese onnicomprensivo pari al venticinque per cento dell'indennità di cui al comma 1 dell'articolo 1". Cioè il 25% dello stipendio: 1.901,84 euro. Puliti. Inutile negarlo: entrare a Palazzo Ferro Fini - magari senza spendere un euro di campagna elettorale perché inseriti nel listino del presidente - è come vincere il "win for life". Mal che vada, quando si esce, la pensione è assicurata. Il Tfr pure.

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REGIONE PUGLIA

Liquidazioni, assegni e vitalizi agli ex consiglieri otto milioni
Repubblica — 11 febbraio 2010   sezione: BARI
DAI 10mila ai 150mila euro di buonuscita. Senza contare le pensioni che garantiranno ai consiglieri sessantenni un vitalizio mensile fino ai 7mila euro. Questo finale di legislatura costerà caro alle casse della Regione che, tra baby pensionamenti e "assegni di reinserimento lavorativo", potrà arrivare a spendere oltre otto milioni di euro. Si tratta di un' approssimazione per difetto: i conti potranno essere fatti solo con l' insediamento del prossimo consiglio regionale. Gli uscenti non rieletti avranno diritto alla liquidazione e, se hanno più di 60 anni, potranno cominciare a riscuotere il loro vitalizio mensile. «Al momento c' è una sola certezza - spiega Francesco Digiesi, dirigente del settore amministrazione e contabilità del consiglio regionale - in bilancio sono stati stanziati un milione e duecentomila euro. Di sicuro non basteranno e il prossimo consiglio regionale dovrà subito lavorare ad una variazione di bilancio per il pagamento degli assegni di fine mandato». Per ipotizzarlo non occorre la sfera magica. In base alla legge regionale numero 8 del 2003 l' indennità di fine mandato si calcola moltiplicando l' ultima indennità mensile lorda di mandato per gli anni consecutivamente trascorsi in consiglio. Solo considerando 4 consiglieri su 70 che hanno già dichiarato di non ricandidarsi si sfiora questa somma. Per motivi diversi il presidente del consiglio Pietro Pepe, il suo vice Luciano Mineo, l' ex vicepresidente della giunta regionale Sandro Frisullo e l' ex assessore della giunta Fitto, Enrico Santaniello non saranno presenti nel prossimo parlamentino regionale. Ognuno di loro ha partecipato alle ultime tre legislature: moltiplicando per 15 (anni) il loro ultimo stipendio avranno una buona uscita di 150mila euro lordi. In quattro dimezzano già il tesoretto accantonato dalla Regione. Verranno liquidati, in caso di mancata elezione, anche i consiglieri regionali che hanno occupato i banchi di via Capruzzi per pochi mesi, in sostituzione di altri colleghi migrati verso altre poltrone. La legge parla chiaro: «La frazione di anno si calcola per intero purché superiore ai sei mesi». Il fondo da un milione e duecentomila euro era stato rimpinguato pochi mesi fa. A maggio in sede di variazione di bilancio, l' assessore Michele Pelillo, era stato costretto a incrementare il fondo a disposizione di via Capruzzi a causa della corsa che si era scatenata tra i consiglieri per riscuotere un anticipo del trattamento di fine mandato. La legge permette di riscuotere fino a un terzo della liquidazione prima del tempo. In vista della campagna elettorale, quasi tutti hanno utilizzato questa possibilità. Discorso a parte per le pensioni. L' assegno vitalizio mensile varia, in base agli anni di legislatura dal 40 all' 80 per cento dell' ultima indennità mensile lorda percepita dal consigliere. Prima della riforma del 2003 le percentuali erano più basse: dal 35 al 70 per cento. In soldoni si va da un minimo di 3mila 700 euro ad un massimo di 8mila. Ovviamente cumulabili con altri trattamenti previdenziali maturati dai consiglieri nel corso della loro attività professionale. In questo caso, però, la pensione non arriva dopo 35 anni di contributi, come i comuni lavoratori: ai consiglieri ne bastano 5. Trattamento privilegiato anche per quanto riguarda l' età: il vitalizio mensile spetta a partire dai 60 anni, che diventano 55 per chi ha almeno due legislature alle spalle. «Attualmente le pensioni degli ex consiglieri pesano per 10milioni di euro sul bilancio della Regione - ha spiegato, dati alla mano, Francesco Digiesi - ma anche queste è una cifra destinata inevitabilmente ad aumentare a cavallo dell' attuale e della prossima legislatura». Si calcola che in media, ogni 5 anni, il peso delle pensioni sulle casse regionali aumenti del 15 per cento. Nel 2010 la spesa per gli assegni vitalizi potrebbe crescere di quasi due milioni di euro se dovessero beneficiarvi solo un terzo degli aventi diritto che fino a ieri sedevano tra i banchi di via Capruzzi. PAOLO RUSSO